“Ho sentito come se mi avesse morso un cane”

“Ho sentito una fitta come se mi avessero sparato”

“Senti qui che cordone!”

Queste sono alcune espressioni utilizzate da chi, più o meno atletico, ha riportato un problema muscolare a seguito di uno sforzo che esso fosse di tipo sportivo, lavorativo o domestico.

Una lesione muscolare incombe quando chiediamo al nostro corpo di fare qualcosa che non è pronto a fare oppure accade qualcosa che lo mette in una condizione sfavorevole; ad esempio raccogliere un oggetto più pesante del previsto, giocare gli ultimi 5 minuti a calcetto dopo mesi che non ci si alzava dal divano, spostare una cassa pesante con la postura sbagliata nell’ultima ora di lavoro del Venerdì sera. Questi eventi portano il muscolo in fatica che, in base alle caratteristiche del paziente, reagirà in maniera diversa.

Che cosa, quindi, può danneggiare il mio muscolo?

Esistono due tipi di eventi traumatici: una possibilità è la lesione da trauma diretto, come può essere una botta; la seconda eventualità è la lesione da trauma indiretto, derivante da molteplici fattori, come, ad esempio, avviene nello stiramento.

E che cosa succede al muscolo?

Nell’eventualità di un trauma diretto i sintomi sono molto variabili: vi può essere ematoma più o meno diffuso, dolore durante il movimento e alla palpazione (dipendente anche dalle dimensioni dell’ematoma) e riduzioni della mobilità articolare.

Proprio per questo è fondamentale avere la giusta diagnosi per decidere come procedere e stabilire il giusto percorso riabilitativo.

L’esame per eccellenza dei tessuti molli è l’ecografia.

In questo caso il grado della lesione può ricadere in una di queste tre categorie:

–          Lieve: in cui la mobilità è pressoché mantenuta e si ha il recupero in un periodo che oscilla tra 2 e 5 giorni.

–          Moderato: la mobilità è limitata e la prognosi è di 7- 15 giorni.

–          Severo: la mobilità è limitata in maniera importante ed il recupero non si ha prima dei 15- 30 giorni.

ESEMPIO: Gamba gigia dietro la coscia. Se il grado di lesione è lieve il soggetto piegherà il ginocchio almeno fino a 90°; se il grado è moderato allora farà fatica ad arrivare a 90°, ma riuscirà comunque a flettere il ginocchio; in caso di lesione severa la flessione di ginocchio faticherà a raggiungere 30° di movimento.

Il trauma indiretto è causato da più fattori ed ha una classificazione più variabile:

–          Contrattura: è una rigidità muscolare che può comparire lentamente durante l’attività o nelle ore successive allo sforzo; il dolore è diffuso e non vi è un punto preciso in cui il dolore è più acuto. L’attività fisica è generalmente possibile e lo stretching può aiutare ad alleviare i sintomi, solitamente si risolve tra i 5 e i 15 giorni.

–          Stiramento (elongazione): avviene in seguito ad un evento preciso che il soggetto ricorda e vi è un punto doloroso che compare quando si contrae il muscolo. Spesso è associato a rigidità muscolare delle aree limitrofe. Non vi sono lesioni macroscopiche delle fibre muscolari, ma solo a livello microscopico; la prognosi è di 15-20 giorni.

–          Strappo: può essere di I, II o III grado in base alle dimensioni, all’ematoma e al deficit funzionale, ossia il limitazione dell’utilizzo del muscolo interessato. In questo caso vi è lesione macroscopica delle fibre muscolari a seguito di un evento preciso, vi è un dolore localizzato ad un punto, ma che può diffondersi per rigidità muscolari secondarie e/o compressioni derivanti dall’espansione dell’ematoma. I tempi di recupero sono: 15-20 giorni per la lesione di I grado, 25-35 giorni per un II grado di lesione e più di 60 giorni per una lesione di III grado.

I tempi di recupero indicati non sono regole fisse, ma dipendono dalla condizione fisica, psicologica e sociale del paziente.